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Fratello di Agostino e cugino di Ludovico, Annibale (Bologna, 1560 - Roma, 1609) è artista dotatissimo e geniale; è soprattutto a lui che sono legate le glorie dei Carracci e la risonanza che la loro “riforma” produsse sulla pittura europea.
Il suo genio si manifestò, specie agli inizi, con una sorprendente, vorace curiosità per il mondo della natura, tralasciando ogni sofisticazione intellettualistica e mettendo quindi fuori gioco la tradizione manierista; così come farà a Roma, più tardi, il Caravaggio.
Dipinge, fra molti quadri sacri, anche gente della plebe e vasti paesaggi, e soprattutto disegna moltissimo dal vero, utilizzando poi questa sua attitudine nei cicli di affreschi dipinti, fra il 1584 e 1594, nei palazzi Fava, Magnani, Sampieri di Bologna assieme al fratello e al cugino.
Nel 1595 si reca a Roma chiamato dal cardinale Odoardo Farnese. Nel palazzo di questi affresca il Camerino e la vasta Galleria (1597-1600). La successiva attività romana, offuscata dal crescere di una malattia nervosa che lo condurrà prematuramente alla morte, brucia rapidamente le tappe di un itinerario mentale che, mutando audacemente di segno alle premesse da cui era partito, giunge a gettare le basi di gran parte della cultura figurativa a venire e inaugura in termini insuperati il moderno genere del paesaggio e della pittura di storia di impronta classicista.
Figura controversa e tormentata, animata da una profonda consapevolezza delle proprie capacità e della moralità del proprio lavoro, finì per essere a poco a poco schiacciato dal sistema aristocratico e di privilegi allora imperante a Roma, contro il quale tentò inutilmente di ribellarsi.